Feel Free di Zadie Smith

feel free zadie smith

Devo essere sincera, recensire Feel Free di Zadie Smith mi mette un po’ in soggezione.
Ma procediamo con ordine: Feel Free è l’ultimo libro dell’autrice, pubblicato da Edizioni Sur, nella collana BigSur (dedicata agli scrittori nord americani). Si tratta di un volume di non fiction, che raccoglie piccoli saggi, articoli di giornale o pensieri dell’autrice, riguardanti svariati argomenti. Troviamo una riflessione sulla Brexit, una sul cambiamento climatico, molte sulla famiglia, sull’ambiente di vita, sul mondo. Ma pure un’intervista a Jay-Z, un saggio che parla anche di Justin Bieber, uno su Facebook, uno sulla creatività, tante opere d’arte (soprattutto pitture rinascimentali), tanta musica e anche molti parallelismi tra danza e scrittura.

Una singola recensione, come potete ben intuire, non è sufficiente a spiegare e analizzare la moltitudine di argomenti e pensieri che vengono espressi in Feel Free.
E dopo averlo letto posso affermare che una sola lettura non basta, non perché lo stile e il linguaggio siano difficili e incomprensibili, anzi. Ci sono però molti aspetti che, se riletti in momenti diversi della vita, possono aprirci a nuove riflessioni (non che con altri libri non succeda lo stesso, ma con questo in particolare).
Per questa ragione dico di essere in soggezione: ho paura di non aver colto tutto, per quanto il libro mi sia risultato comprensibile, totalmente godibile e mi abbia lasciato davvero tanto su cui riflettere. Zadie Smith, per esempio, parla molto di Londra, del classismo strisciante e onnipresente in quell’ambiente, che io posso intuire (forse), ma che non ho mai realmente vissuto.
Feel Free mostra situazioni ed eventi in maniera semplicissima, ma l’autrice li analizza da punti di vista che mai avrebbero varcato le porte della mente del lettore. Eppure rimane qualcosa di eternamente inafferrabile, incomprensibile a qualcuno diverso da Zadie Smith stessa. Ed è complesso, ma bellissimo.
Ho divorato questi saggi in due giorni, e rimpiango di averlo fatto: me li sarei voluta godere di più.
A mia discolpa posso dire che non riuscivo a fermarmi.

Forse il pezzo che ho trovato più bello, profondo, e che in questo momento della vita mi ha particolarmente parlato è “L’io che non sono io”, saggio sulla scrittura, sulla letteratura e sull’utilizzo della prima persona singolare per raccontare e raccontarsi. Dalla quarta di copertina leggiamo questa frase, che è contenuta proprio in questo pezzo: “Per me la letteratura è un modo di chiedersi: e se le cose fossero diverse da quelle che sono? E una componente centrale della questione è chiedermi: e se io fossi diversa da quella che sono?”. Questa frase risuona potentissima in ogni persona che abitualmente legge o scrive. Che altro è la letteratura se non il lavoro di mettere in discussione sé stessi e gli altri per creare un immaginario differente, con lo scopo (ma non necessariamente) di trasmettere qualcosa, di creare una sensazione, di generare mondi, di affrontare il “diverso”?

Ho partecipato all’incontro con l’autrice, per la presentazione del libro, a Internazionale Ferrara. A dialogare con l’autrice c’era anche Hanif Kureishi (all’interno di Feel Free troviamo uno scritto riguardante proprio il Budda delle periferie, il romanzo più famoso dell’autore).
Zadie Smith appare molto più giovane della sua età, tanto che se non si è a conoscenza che è nata nel 1975 probabilmente si rimarrà con il dubbio per ore sulla sua vera età, fino a che Wikipedia non correrà in aiuto (sì, sto parlando di me e della mia ignoranza sull’anno di nascita degli autori che leggo).
By the way, per questo la Smith fa un effetto strano: senti quella che sembra una ragazza, parlare con così tanta intelligenza e cognizione di causa che la cosa provoca un senso di straniamento. Quando parla di Londra, di Brexit, del fatto di essere stata considerata meno inglese di tanti altri inglesi, non puoi fare altro che pendere dalle sue labbra, e chiederti come è possibile che Zadie Smith, pur nella confusione di pensieri che le vedi passare nella mente (e si vedono tutti), possa infine produrre una riflessione così pulita, innovativa e inattaccabile.

Si capisce che mi sono innamorata?

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