Le luci della centrale elettrica. Dieci anni di musica tra la via Emilia e la Via Lattea.

Ascolto Vasco Brondi da quando avevo quattordici o quindici anni. Con il suo progetto, Le luci della centrale elettrica, è stato un faro sempre presente per la mia generazione, ma soprattutto per quella di dieci anni più vecchia di me.
Un paio di mesi fa Vasco Brondi ha dichiarato che, dopo dieci anni di Le luci della centrale elettrica, era per lui giunto il momento di chiudere questo progetto. Per il momento non sappiamo che succederà dopo, forse non lo sa ancora nemmeno lui, ma ha affermato che ci saranno nuove avventure.

L’8 novembre è uscito per La nave di Teseo un libro nel quale Vasco ripercorre questi dieci anni, tra la via Emilia e la Via Lattea, da Canzoni da spiaggia deturpata a Terra.
Vasco Brondi, che non ama essere idolatrato e a cui ancora risulta strano essere riconosciuto per strada, è un ragazzo (trentenne) tranquillo, poetico, curioso, con una vecchia anima cantautoriale, un pizzico di punk, e tanto coraggio per prendere decisioni che nella nostra società potrebbero sembrare strane. Pare provenire da tempi passati, o forse dal futuro. È un po’ tutti noi, cresciuti con la sua musica, ma è anche diverso, un sé stesso che non assomiglierà per nulla a quello che ho dipinto poche righe sopra.

Oggi volevo parlarvi proprio di questo libro, uscito la scorsa settimana. Oltre alla storia delle Luci, ricostruita grazie a molti aneddoti, troviamo molto di più.
Il testo è accompagnato da numerose foto, le prima fatte con vecchissimi cellulari, le ultime che arrivano direttamente dai servizi fotografici degli album e dai viaggi di Vasco.
Per ogni album troviamo anche le letture da cui è stato ispirato e le canzoni che hanno fatto parte della vita di Brondi in quel periodo. Unisce qualcosa di davvero pubblico (come il racconto delle date del tour) al privato, alla vita più profonda, alle corde che sono state toccate grazie alle nuove esperienze, dalle quali è poi scaturita la musica delle Luci.
Ho apprezzato moltissimo anche le voci esterne raccolte nel volume, le voci di quelle persone che hanno ispirato Vasco, le quali sono state ispirate a loro volta dalla sua musica. Amo vedere come lo dipingono, ma come anche a loro risulti in parte inafferrabile. In merito a ciò ho amato molto quello che Massimo Zamboni ha scritto di lui, affermando di non sapere mai dove si trovi, tra Ferrara e qualche posto remoto del mondo.
In questi anni ho letto tutto quello che Vasco ha scritto, oltre ad ascoltare a ripetizione le sue canzoni, e ho notato un abisso tra il libretto che accompagna Terra, il suo ultimo album, e i lavori precedenti. Quel piccolo libriccino mi ha scosso, e la stessa sensazione l’ho provata leggendo il racconto di questo grande viaggio che sono state Le luci della centrale elettrica, Vasco Brondi non è più il ragazzo arrabbiato dei primi album, è cresciuto, è cosciente e consapevole di sé e della propria musica.
Potrebbe sembrare qualcosa di malinconico, l’ultimo viaggio, l’addio a un progetto iniziato casualmente e diventato grande e solido. Ma credo sia molto più di questo, più che altro evidenzia l’assenza della paura di sbagliare strada, in quella che è stata una scelta naturale, un’evoluzione, che non può esserci se non con il cambiamento.
Vasco Brondi per l’ennesima volta ha deciso di seguire il suo istinto: un giorno ci dovrà spiegare come cambiare rimanendo sempre sé stessi.

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